La qualità assoluta di qualsiasi materia prima

è il cuore della nostra cucina.L'esaltazione dei sapori degli ingredienti,

scelti nel pienorispetto della stagionalità e del territorio,

che riporta a una cucina di antichi sapori. Un segno di continuità nel rinnovarsi,

conservando allo stesso temposolide radici nella tradizione gastronomica italiana. 

 

The heart of our kitchen is the absolute quality of food.

The flavors exaltation of the ingredients chosen in accordance with theseasonality and territory. Which brings us back to an ancient kitchen flavors.

A sign of continuity in renewal while preservingthe tradition of Italian kitchen.

 


La Favola del "IL GATTO E L'UVA"

Questa è una favola che né Esopo, né Fedro si sono mai sognati di scrivere.

La Volpe e il Gatto, come sa bene anche Pinocchio imbattutosi nei due durante le sue avventure, erano da tempo soci in raggiri e furfanterie. La Volpe la mente e, col passare degli anni, il Gatto sempre più calato nella parte di comprimario e troppo spesso anche dileggiato dalla comare. Un giorno però, passando sotto un alto pergolato, la Volpe s’invaghì di un meraviglioso grappolo d’uva regina che pendeva da un tralcio della vite.
“Che bello potersela pappare!” Esclamò rivolta al compagno di merende che non le rispose se non con un laconico sguardo anonimo.
Detto fatto la Volpe si dette a zompare inutilmente verso l’alto, nell’illusione di far sua quell’uva tanto appetitosa.
Fu in quell’istante che nel Gatto scattò la molla della rivalsa. La sua sodale non era un felino, ma lui sì e, come tale, fu quasi un gioco rampare per il tronco, restare in equilibrio sui tralci e catturare l’ambita uva che faceva gola alla Volpe. In tutta sincerità, da buon carnivoro incallito, al Gatto quel grappolo faceva anche un po’ ribrezzo, ma con l’uva tra le zampe, per dimostrare la sua destrezza e valentia alla sua socia, si mise a sgranare i chicchi uno per uno, mangiandoseli – seppur controvoglia – in una scorpacciata alla faccia della Volpe che fu costretta a sbollire, con la falsità di un sorriso ipocrita sulle labbra, la sua stizza nei confronti di quel gattaccio stupido e insolente, capace soltanto di farle dispetti.
“Un gatto che mangia l’uva! E quando mai si era visto prima?” Commentò a voce alta un oste, tra la folla che nel frattempo si era radunata sotto il pergolato
Una volta sceso di nuovo a terra, il Gatto fu accolto dall’applauso dei presenti e l’oste che gestiva una trattoria sulla piazza antistante lo ricompensò, per lo spettacolo che aveva offerto, invitandolo ad una tavola imbandita dove il felino, per l’uva mangiata controvoglia, si rifece la bocca con piatti a base di carne appetitosa e pesce gustosissimo.
Dopo l’episodio della pergola, il Gatto - che in fatto di cucina la sapeva lunga - lasciò il sodalizio con la Volpe e fu ingaggiato intorno ai fornelli per rendere ancora più elaborati e squisiti i piatti serviti ai clienti.
Da quel giorno l’oste, che si era divertito un sacco per la lezione impartita alla Volpe, decise di chiamare la sua trattoria “Il Gatto e l’uva”.